01. Il vostro terzo album è nei negozi dal 3 dicembre scorso. È ancora troppo presto per tracciare un primo bilancio di questa avventura con Psychédélices ?
Ciò che sta accadendo attorno a questo nuovo disco è molto positivo. Sono soprattutto felice dell'accoglienza dei professionisti della musica che sembrano aver apprezzato il lavoro realizzato, e sono piacevolmente sorpresa dal pubblico che mi ha seguito. Ho dei fans fedeli da quasi otto anni. Nel cambiare registro musicale, niente era certo dei loro sentimenti, quando ho presentato loro un album più personale e più in fase con i miei desideri di oggi.
02. Il piano promozionale della vostra nuova etichetta RCA intorno a Pychédélices è concentrato e importante. Prima, i tuoi ex produttori non avevano distillato le vostre interviste che al contagocce. Considerate questa innovazione mediatica come una benedizione o siete preoccupata di essere, questa volta, gettata una volta per tutte nella fossa dei leoni ?
Accettando la sfida di produrre Pychédélices da sola, molte cose sono cambiate. Non è sfuggito a nessuno che ho lasciato Mylène Farmer e Laurent Boutonnat, che mi avevano sostenuto fino a quel momento e iniziato la mia carriera con successo. Tutto quello che mi hanno insegnato è essenziale per me oggi e con loro, ero nella migliore scuola che possa esistere per affrontare il mondo della musica. Tuttavia, il mestiere si è evoluto dal mio primo singolo. Accetto le nuove regole e riesco a controllare i giornali e le trasmissioni nelle quali figuro, ho accettato più interviste. All'uscita del mio primo album, Gourmandises, ero molto giovane e non del tutto a mio agio per rispondere alle domande dei giornalisti più o meno ben intenzionati. Non è un segreto, Mylène Farmer ha un rapporto singolare con la promozione e questo conveniva anche a me. Le sono grata per avermi protetto. Oggi, sono cresciuta e mi sento più capace e più armata per difendere la mia musica.
03. Difendete il vostro primo disco "di cuore", che avete supportato artisticamente e finanziariamente attraverso la vostra azienda di produzione, Wisteria Song. Sembrate straordinariamente serena...
Inutile imporsi pressioni inutili. Ho conosciuto il successo nella mia adolescenza. Mi sono molto divertita e sono stata molto felice durante quel periodo della mia vita. Nel corso di questi primi anni, ho imparato a vivere in fretta, nonché le esigenze di questo lavoro e i vincoli degli uragani mediatici. Oggi cerco di evitare a tutti i costi di lasciarmi superare dagli eventi e cerco di prendere del tempo per me e per la mia famiglia. Canto, vivo della mia passione e ho appena pubblicato un disco che amo. Perché non dovrei essere serena? Inoltre, questo nuovo album mi ha regalato una piacevole sorpresa: l'accoglienza incredibile dei paesi stranieri.
04. Rientrate da un viaggio in America Latina dove siete diventata una star in Messico. Psychédélices si vende tanto quanto gli ultimi dischi di Britney Spears e Alicia Keys. Vi aspettavate una tale riuscita ?
Questa è un'avventura completamente nuova per me. Con i miei primi due dischi, ho avuto successo in numerosi paesi europei e nei paesi asiatici. Le cose hanno iniziato a smuoversi in Messico attraverso Internet durante la mia pausa. In realtà, i messicani mi hanno conosciuto attraverso il mio DVD live (Alizée en concert, 2004) e abbiamo deciso di pubblicare Psychédélices contemporaneamente sia in Francia che in Messico. Era la prima volta che mi recavo lì e, francamente, è stato da pazzi! Ovviamente, è sempre la stessa cosa quando ci si reca in un paese straniero per promuovere il proprio album, non si ha mai il tempo né di approfittarne, né di visitarlo. In generale, si deve concentrare in una settimana quello che avremmo fatto in sei mesi in Francia. Nonostante tutto, ho cercato di mangiare messicano il più spesso possibile. Finisce con l'essere frustrante non scoprire la cultura del paese che ti accoglie. Ho avuto il tempo di fare due o tre cose, non molto... ma so già che tornerò lì nel mese di giugno, poiché una tournée è stata organizzata dopo Mosca e San Pietroburgo.
05. Le vostre origini corse fanno di voi una Mediterranea. La geografia della vostra infanzia vi attira di più verso le lingue iberiche ?
Lo spagnolo era la mia seconda lingua nelle scuole superiori. Da lì a parlarlo o a cantarlo, è un'altra storia! Ciò che sorprende è che i miei fans messicani desiderano che io canti in francese e non sono alla ricerca di versioni spagnole.
06. La mania è tale che la maggior parte dei video che vi riguardano su internet stanno per essere tutti sottotitolati in spagnolo e che avete dovuto annullare una sessione di autografi in un centro commerciale...
I fans in America Latina sono più isterici. Sono molto corporei quando vi salutano, mettono facilmente le loro mani sulla vostra spalla e amano toccarvi le braccia o i capelli. É sempre un po' sconcertante. In Francia si assiste a dei movimenti di massa per i Tokio Hotel, per esempio, ma per quanto mi riguarda i miei fans sono rispettosi, si avvicinano sempre gentilmente e non vanno oltre dopo avermi richiesto una foto o un autografo.
07. La vostra carriera internazionale inizia da «Moi... Lolita» nei Paesi Bassi, in Germania e in Gran Bretagna. Essa non è dunque ai suoi primi passi...
Sono entrata numero 9 di vendite in Inghilterra con «Moi... Lolita», questo mi ha permesso di essere programmata nel mitico programma musicale «Top of the pops». Sono piuttosto sicura di essere stata la prima cantante francese, dopo Vanessa Paradis, a entrare nella Top 10, e questo palco è veramente un bel ricordo. É molto più raro entrare nelle charts inglesi che recarsi in Spagna, in Italia o in Germania...
08. Un paese dove il vostro pubblico, all'epoca di «Moi... Lolita», era più adulto che in Francia. Questo corrisponde, più o meno, al vostro pubblico attuale, no ?
Si, sono cresciuti con me e penso di interessare una nuova frangia di ascoltatori. Il mio pubblico si è evoluto e dei nuovi mi scoprono... cosa volere di più?
09. Avreste potuto continuare questo cammino senza la presenza di vostra madre al vostro fianco ?
Penso di no. Mi ha sostenuta continuamente e l'averla vicino durante i miei viaggi mi rassicurava. La mia famiglia e i miei amici sono stati di grande sostegno durante tutta la prima parte della mia carriera, e anche nel momento in cui ho deciso di rallentare, quando le cose si sono calmate e ho potuto infine pensare un po' a me e alla mia bambina, che non avrebbe tardato ad arrivare.
10. A Giugno del 2002, ricevevate a Monaco una ricompensa ai World Music Awards. Per voi che avevate già ottenuto un M6 Music Award nel Novembre del 2000 e un NRJ Music Award nel Gennaio del 2001, questo fu semplicemente un trofeo supplementare ?
No, non era una ricompensa in più... Mi rendevo conto cosa rappresentasse questo premio. L'artista francese ad aver venduto più dischi all'estero, certamente non è niente! Tutti i miei premi, compreso questo, sono nella mia camera ad Ajaccio.
11. Sperate in una nomination alle Victoires de la Musique 2009 per Psychédélices ?
Non corro dietro questo genere di onori, ma sarei fiera se ciò accadesse per questo album. Quando si fanno le cose per se stessi, non è esattamente la stessa cosa di quando vengono fatte per voi, anche se fatte bene. Si avvertono più responsabilità e si riceve anche più piacere. Il riscatto di questa libertà, è il verdetto del pubblico: o la va, o la spacca! In ogni caso, registrare questo album è stata una bella avventura: poter scegliere le persone con le quali si vuole lavorare, scegliere i suoni, scegliere ciò che si ha voglia di dire e raccontare. Sono orgogliosa di essere riuscita a gestire questo progetto fino alla fine. Ad alcuni piacerà, ad altri meno. Poco importa, non si può piacere a tutti.
12. Mylène Farmer e Laurent Boutonnat non sono mai riusciti ad imporre le versioni anglosassoni di alcune delle loro canzoni come "My mum is wrong" o "My soul is slashed". É difficile credere che abbiano immaginato una carriera internazionale di «Moi... Lolita» ?
In origine, non vi era alcuna intenzione di lavorare per spaccare all'estero. Quanto a me, il solo fatto di registrare un disco mi sembrava già folle. Avevo piuttosto seguito dei corsi di danza, e non avevo mai pensato di diventare una cantante. Se c'era un dominio artistico che consideravo inaccessibile, era il canto! Quando «Moi... Lolita» ha iniziato a farsi strada nei paesi stranieri, tutto è stato più rapido della musica. Non capivo se questo successo arrivava dalla canzone stessa, se fosse causato da me, o se era tutto nel suo insieme. Avevo solo un pensiero in mente: approfittarne. Ho avuto non solo la possibilità di incontrare dei produttori, di fare un singolo, poi un album, e in più, mi si permetteva di viaggiare. Era talmente eccezionale che volevo viverlo a fondo. E piuttosto due volte che una [ride]!
13. Quando pubblicavate Mes Courants Électriques, registrare «I'm fed up!», «Amélie», «I'm not twenty!» e «Youpidoo» in inglese vi è sembrato scontato ?
Sì, ho registrato questi titoli contemporaneamente agli originali francesi. Inutile dire che abbiamo realizzato queste versioni per niente, dal momento che gli stranieri si divertivano di avere delle canzoni in inglese. Il francese aveva più fascino, anche se non le comprendevano del tutto. Avevamo un piede nel mercato internazionale, ma avevamo avuto fortuna con «Moi... Lolita». Non potevamo credere che il successo si sarebbe ripetuto nuovamente solo con dei testi in francese. Abbiamo deciso di non giocarcela e di non prenderla alla leggera, così abbiamo lavorato sulle versioni in lingua inglese. Alla fine, ammetto di essere stata piuttosto contenta che il pubblico abbia plebiscito le versioni originali. A dire il vero, l'inglese non è mai stato il mio forte.
14. Un'altra parte del globo dove riscuotete successo: l'Asia. Con Mes Courants Électriques, vi siete imposte sul mercato cinese, giapponese e coreano, nonché a Taiwan, dove il vostro primo album è stato rilasciato dopo il secondo...
É destabilizzante dover gestire delle uscite sempre riportate. Quando «Moi... Lolita» è uscita all'estero, difendevo già «Parler Tout bas» e «Gourmandises». Ad ogni paese, occorre ricominciare, rispondere alle stesse domande spesso poste nello stesso ordine e spiegare di nuovo le stesse cose. Con Psychédélices, ho voluto evitare il decalage. Ognuno ha scoperto «Mademoiselle Juliette» contemporaneamente, e ogni paese è allo stesso punto con «Fifty Sixty».
15. Quale reazione avete avuto quando vi siete vista per la prima volta sul grande schermo in Giappone in una pubblicità per la marca di biscotti Elise ?
É stato un po' strano, ma ho vissuto una bella esperienza con questo spot pubblicitario. L'intero team durante la registrazione era giapponese e l'unica cosa che capii è che avrei dovuto mordere un biscotto in un preciso momento! Avevo l'impressione di essere su un altro pianeta. Quando il film di Sofia Coppola «Lost in Translation» è uscito, mi sono ritrovata in quel Bob Harris con la sua bottiglia di whisky che doveva girare una pubblicità in Giappone. Era senza punti di riferimento e non capiva cosa stesse succedendo intorno a lui se non per le sue sensazioni.
16. Immagino che voi non foste depressa ed esausta come il personaggio !?
No, ma nel momento in cui il regista gli parla per lunghi minuti e la traduttrice gli riassumeva il tutto in due parole, ho davvero avuto la sensazione che stessero filmando la mia vita durante quei quindici giorni in Giappone! Ancora una volta, non ho avuto l'occasione di visitare questo paese e di conoscere meglio l'atmosfera che vi regna, ma il poco che ho visto mi ha interessata.
17. Siete stata l’ultima icona francese in Giappone dopo Jane Birkin («L’aquoiboniste» è stata la sigla di una soap diffusa tre volte a settimana, facendo di Birkin, qualche anno fa, la migliore venditrice di dischi in Giappone per circa quattro mesi). Gainsbourg è una figura che vi persegue in quanto si è spesso associata «Moi... Lolita» con «Sucettes» (un brano scritto da Gainsbourg per France Gall, che ha provocato uno scandalo in Francia a causa dei numerosi doppi sensi a sfondo sessuale). Quale emozione avete provato nel rivisitare lo scorso 20 marzo le sue canzoni per una serata di gala a sostegno del Fight Aids Monaco ?
Quella serata è stata una rivelazione, soprattutto perché ho cantato soltanto accompagnata dalla chitarra. Non era previsto, ma Jane Birkin era assente per le prove del pomeriggio, così Jean-Félix Lalanne mi ha proposto di cantare «La javanaise» in chitarra-voce. Credevo aver paura di questa forma di nudità. Contro tutte le aspettative, ho adorato questa esperienza acustica. Poche settimane dopo l’ho raggiunto al Casino di Parigi per «Autour de la guitare», dove ancora una volta abbiamo interpretato questa ripresa. Questo mi fa venire voglia di fare due o tre titoli del mio repertorio in acustico durante i miei prossimi concerti. Nel corso della serata, ho anche interpretato una versione bossa molto difficile da cantare di «Ces petits riens» in duetto con Elie Semoun. A livello di ritmo e di rappresentazione, non avevo mai cantato un titolo così difficile…
18. Come vi siete trovata in duetto con Adrienne Pauly su «La Gadoue» nel corso di questa serata ?
Non è soltanto una ragazza straordinaria, ma anche un’artista nel suo mondo pieno di vita. Mi è veramente piaciuta ed è venuta diverse volte a trovarmi per mettere a punto la canzone. A prima vista, «La Gadoue» non sembra essere una canzone che necessita di recitazione o messa in scena, ma per Adrienne occorreva assolutamente discutere di questa storia di due ragazze che sono stanche della pioggia, e che hanno voglia di tornare a casa! Mentre ci stavamo preparando nei camerini, ha iniziato a scrivere una canzone sulle borse. Le borse delle nonne, le borse in marmo... un po' come potrebbe farlo Gainsbourg.
19. Una canzone che parla di borse? Non poteva cadere meglio con voi che siete un’ammiratrice delle borse...
È vero, ma ero riuscita a non parlare fin’ora [ride] ! Sono restata ammaliata davanti a questa ragazza e oggi, quando ascolto il suo album, lo sento in modo diverso perché ho capito a cosa pensa quando interpreta una determinata canzone.
20. A proposito di umorismo, Pierre Palmade è in buona posizione nei ringraziamenti del libretto di Psychédélices. Si è cimentato nella scrittura di qualche testo per voi ?
No, è soltanto un vero amico da quando ci siamo incontrati agli Enfoirés, durante la mia prima partecipazione all’evento (nel 2001).